In questi ultimi post diciamo di aver fatto le presentazioni, come quando conosci per la prima volta un tipo o una tipa che così, a pelle, ti sembra ok! Dopo dieci minuti ti accorgi che gli stai raccontando la tua vita, i tuoi ricordi, le tue emozioni, che gli stai mettendo in mano roba fragile – la tua – per la miseria! A qualcuno che è praticamente sconosciuto.
Eppure senti che hai voglia di raccontargliela quella Storia. Senti che ti potrai fidare. Senti che quell’intesa continuerà, quella conoscenza diverrà legame solido, duraturo, che insieme farete grandi cose. Che insieme sarete grandi cose. Lo senti, già!, lo senti fortissimo dentro di te, al punto che non puoi fermarti. Quando ti fermi un attimo a ripensare a quello che gli hai appena finito di dire, ti rendi conto che la Tua Storia è scivolata già tra le Sue mani. È divenuta pure la Sua Storia. La Vostra.
Ecco, Noi di IO POSSO abbiamo fatto così con Voi. Abbiamo sentito che quella roba fragile che sono i ricordi, le emozioni, i sogni, avremmo potuto farla scivolare tra le Vostre mani. Che questa Nostra Storia, quella passata e quella che stiamo costruendo oggi, può diventare anche la Vostra Storia. Che insieme faremo grandi cose. Che insieme saremo grandi cose. Che insieme realizzeremo il sogno di Gaetano, la terrazza sul mare per i malati di SLA.
Noi di IO POSSO siamo così – lo avrete capito – un turbine sempre in movimento: cuori cervellotici, nostalgici e passionali, iperattivi e algoritmici. Rigorosi, trasparenti, onesti. Nerd, amministrativi, musicisti. E poi ancora menti ingegneristiche, anime artistiche, e medici, avvocati, commercialisti, architetti… professionisti seri. Sportivi, buddisti, cristiani, scettici. Siamo quelli che all’1,00 di notte stanno ancora a discutere su che colore dev’essere la cover di Facebook ‒ con le batterie degli smartphone che implorano, agonizzanti, riposo. Siamo quelli che alle 6,00 del mattino ‒ malgrado il freddo glaciale di questi giorni ‒ cominciano a montare i gazebo in Piazza del Sole a Calimera mentre mandano il solito malcapitato a offrire le colazioni a tutti; quelli che all’1,00 di notte, quando i figli dormono, preparano gadget ‒ rigorosamente riciclati ‒ da donare a tutti voi che verrete domenica in piazza; quelli che stanno raccogliendo e scrupolosamente catalogando le tante, tantissime pietre che da martedì pomeriggio ci state portando. Insomma siamo un gruppo di amici che è divenuto una comunità.
Una comunità accomunata dai ricordi che abbiamo voluto far scivolare tra le Vostre mani, come madeleine calde, profumate, soffici.
Una comunità di amici ritrovati che hanno riaperto gli scrigni delle proprie memorie e stanno continuando ad alimentarsi di quei ricordi riabbracciati, di quei ricordi che ci fanno stare stretti stretti intorno al sogno di Gaetano.
Per descrivervi meglio l’aria che si respira nella comunità IO POSSO, prendo in prestito le parole che Francesco, qualche giorno fa, in una delle tante conversazioni in chat, tra 56.000 discorsi che si incastravano, aveva scritto: «Il livello di intensità di un’amicizia lo si misura dal livello di “intimità” raggiunto, cioè dalla capacità di parlarsi spontaneamente di tutto, anche di cose che normalmente non racconteresti alla maggior parte delle persone. Con gli amici ti viene spontaneo, ti mostri per quello che sei, senza pensarci, ti racconti e basta… Anche questo è merito di Gaetano!».
Siamo una comunità di amici che ha fatto scivolare tra le Vostre mani madeleine, perché di Voi ‒ e siete ogni giorno di più, da ogni parte d’Italia e anche da Oltralpe ‒ ci siamo fidati. Voi siete ormai parte della comunità IO POSSO. Insieme faremo grandi cose. Insieme saremo grandi cose. Insieme realizzeremo il sogno di Gaetano, la terrazza sul mare per i malati di SLA.
Elisabetta
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